Con l’arrivo della stagione calda, il consumo di tè freddo, o altrimenti detto ice tea, aumenta notevolmente.
Normalmente lo troviamo in tutti i supermercati in pratiche bottigliette di plastica o lattine, e di solito ai gusti più comuni di pesca e limone, anche se da qualche tempo si trova anche quello al tè verde.

Il successo di questa bevanda sta nel fatto che si promuove come rinfrescante e dal sapore gustoso e dolce, e per molti la sua scoperta è recente, mentre in realtà ha origini più antiche.

I primi esempi di tè freddo li troviamo in America solo agli inizi del 1800, quando il tè fu mescolato con prodotti alcolici e da questa unione nacque il punch, chiamato così dal nome del re Giorgio IV, che veniva bevuto a temperatura ambiente.
Fu solo con la diffusione dei frigoriferi da metà 800 che si diffuse l’uso di bere tè freddo e con i cubetti di ghiaccio.

Molti si chiederanno come mai gli antichi non lo bevessero a temperatura ambiente.
La risposta è semplice: l’acqua non era quasi mai pura, per cui se si volevano evitare infezioni intestinali era necessario bollirla, e quindi consumare il tè caldo.

Dopo la seconda guerra mondiale si diffuse maggiormente il tè nero proveniente dall’India, dall’Africa e dalle altre colonie britanniche perché era meno caro del tè verde, ed è ad oggi quello più commercializzato.
Il tè sfuso non ha bisogno di conservanti, basta che si mantenga al riparo dall’umidità, dalla luce, da fonti di calore e sia conservato dentro un barattolo adatto.

Le infusioni di tè vendute nei supermercati, invece, contengono necessariamente conservanti e additivi e una volta aperte devono essere messe in frigo e consumarsi in breve tempo.

Quello che c’è dentro, e quindi quello beviamo, è riportato nelle etichette dietro la confezione:
acqua, zucchero, infuso o estratto di tè, acido citrico, acido l-ascorbico, antiossidante, colorante caramello e aromi naturali.

Si può riflettere sul fatto che: non si specifica l’origine dell’acqua, quindi non sappiamo che tipo di acqua stiamo bevendo e cosa contiene, lo zucchero usato è spesso il fruttosio, e anche di questo non sappiamo le origini, quindi da che frutta viene e che grado di purezza abbia, e stessa cosa vale per gli aromi naturali di cui non abbiamo idea di quali siano e da dove provengano.

L’acido citrico e l’acido l-ascorbico servono a conservare, a non fare degradare e a esaltare il sapore delle bevande, tuttavia ne schiariscono il colore, ecco perché per renderlo più scuro si utilizza il “caramello”; per caramello comunemente si pensa allo zucchero riscaldato che diventa di colore bruno, ma in realtà con caramello si definiscono in modo vago “sostanze di colore bruno destinate alla colorazione”, senza nessuna specificazione su che tipo di sostanze siano.
In sintesi, non sappiamo cosa sia che sia questo colore al tè scuro che ingeriamo.
Come ultimo e principale ingrediente, c’è l’infuso o estratto di tè, di cui non ci viene detto né la miscela, né la quantità utilizzata, né la qualità e nemmeno la provenienza. Resta quindi qualcosa di velato e di vago.

Alla luce di queste considerazioni possiamo dedurre che non sappiamo davvero cosa stiamo bevendo, e quindi i potenziali effetti sulla nostra salute, pertanto scegliere un tè sfuso e naturale, di cui si conosce l’origine e il metodo di coltivazione, resta la scelta più saggia e salutare.

Per farlo basta semplicemente preparare del tè, zuccherarlo a piacere con zucchero o miele, farlo freddare, e a scelta, aggiungere del ghiaccio.
Inoltre ai giorni nostri bisogna considerare l’impatto ambientale delle tonnellate di plastica che servono per produrre le bottiglie del tè e l’alluminio per le lattine, che ridurremmo drasticamente usando tè sfusi più salutari e sempre freschi.